Hell Bove

IMPORTANTE LEGGERE: questo è un blog su cui leggerete tante cose, comprese un numero imprecisato di parole offensive, acidamente ANTIKLERIKALI e di SINISTRA. Sappiate a cosa andate incontro e tenete alla larga le vostre menti suscettibili... Non leggetelo come se fosse un diario. E' una collezione di sfoghi nelle più varie forme di scrittura: testo giornalistico, "recensione", editoriale e commento, soggetto cinematografico o racconto, lettere, pensieri sciolti.
martedì, 09 giugno 2009

NAPOLI FILM FESTIVAL 09
(Pubblicato su Close Up.it)

Il Napoli Film Festival inaugura puntualmente l’estate cinematografica della Campania, in scena a Castel Sant’Elmo di Napoli dal 10 al 15 giugno. Diretta da Davide Azzolini e Mario Violini, la manifestazione arrivata alla undicesima edizione ripropone una struttura già ben rodata negli anni con un mix che mette insieme proiezioni di pellicole in concorso, incontri d’autore, animazione e documentari extra.

Anche quest’anno saranno numerosi gli ospiti previsti nel calendario della sei giorni partenopea fra cui spiccano i nomi di Francesco Rosi, Roberto La Capria e Roberto Andò, presenti la sera del 10, Giovanni Minoli protagonista dell’11, Laura Morante il 12 ; sabato 13 si alterneranno invece Roberto Herlitzka nella mattina e Stefano Incerti in serata, mentre gli ultimi due giorni saranno riservati alle star internazionali, Isabella Rossellini il 14, con il suo documentario Green Porno presentato al Sundace, e Matt Dillon per l’appuntamento conclusivo del 15 giugno. Completano gli incontri col ciclo di appuntamenti mattutini Parole di Cinema, Paolo Benvenuti, Pasquale Falcone, Maurizio Casagrande e Gianfranco Pannone.

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categorie: cinema, informazione
martedì, 09 giugno 2009

L'ANALISI DEL VOTO (pt2)
Provincia di Salerno al PDL, nuovo ballottaggio a Battipaglia

L'ondata che ha spento gli entusiasmi del PD a livello nazionale si riverbera anche in Provincia di Salerno. Da oggi il candidato del centro destra Edmondo Cirielli è il nuovo presidente della provincia, superando l'uscente Angelo Villani, sostenuto da una larga coalizione di centro-sinistra, con circa 12 punti percentuali di distacco. Grande è ovviamente la soddisfazione del parlamentare PDL che già dalla notte scorsa ha dichiarato il suo entusiasmo.

Villani ha scontato l'incapacità del PD nell'individuare rapidamente liste e candidati a sostegno dell'amministrazione uscente, vanificando così un vantaggio assottigliatosi a favore del contendente nel giro di pochi mesi. Sebbene siano dovuti intervenire con forti pressioni da Roma per "forzare" Cirielli ad una candidatura che proprio non voleva, l'esponente del centro-destra ha beneficiato di un apparato di accordi più snello e meno conflittuale, i cui unici intoppi sono stati quelli con alcuni candidati delll'MPA fuoriusciti da AN.

Così come dimostrato anche dalla netta sconfitta di Nicolais alla provincia di Napoli, su Villani è gravato il peso della "monnezza", uno dei grandi capitoli di malgoverno imputati alla dirigenza PD, cui si aggiungono il periodo di vistosa empasse dopo la sconfitta alle politiche del 2008. La reggenza pro-tempore di Franceschini ha potuto solo parzialmente frenare un'emorragia di voti verso sinistra e verso la lega, ma ha trasmesso una forte sensazione di incertezza del partito e di conseguente inadeguatezza al governo.

Ma altri diversi problemi locali si sono andati assommando accanto al dato nazionale, come la vicenda dell'aereoporto di Salerno, il dissesto della sanità (altra eredità regionale), la mancanza di azioni convincenti che ponessero il freno agli effetti della crisi del lavoro in provincia. Ai critici, questa è parsa un'amministrazione sempre prodiga di contributi per feste, concerti ed eventi aggregativi ma che poco ha dato in termini di risoluzione dei problemi concreti. Forse quello che è mancata è stata proprio una pianificazione politica di lungo periodo, lì dove ci si è contentati di navigare a vista ed andare avanti mese per mese, anche se la radice della sconfitta è da rinvenire molto più profondamente nelle vicende nazionali che anche altrove vedono il PD perdere presa sui suoi elettori.



Intanto nel Comune di Battipaglia, uno dei più popolosi fra quelli al voto, si è tornati alle elezioni del sindaco dopo un anno dalla precedente tornata elettorale ed ancora una volta si ricorrerà al ballottaggio. Nel 2008 il candidato del centro-destra era il farmacista Gennaro Barlotti sostenuto, in maniera poco occulta, da Gerardo Motta. Oggi è Motta stesso, per il PDL, a contendere il posto di primo cittadino all'ex segretario comunale Giovanni Santomauro, sorretto dal centro-sinistra. Terzo incomodo, capace di far saltare gli schemi, la dottoressa Cecilia Francese, alla testa di una sola lista civica Etica del Buon Governo.

Città storicamente di centro-destra (cattofascista si direbbe), Battipaglia ha visto le ultime due amministrazioni, Liguori di FI e Barlotti appunto, sfumare per ingovernabilità ricorrendo per altrettante volte al commissariamento. Una situazione che è stata percepita dai cittadini con forte insofferenza, un sentimento che però non è bastato per imprimere il cambiamento isperato nelle elezioni 2009. Alla fine del primo turno, le urne hanno decretato una sostanziale parità fra Motta e Santomauro, attestatisi  l'uno al 42 e l'altro al 39% (cifre del Min. Interno, ore 11.45 con 43 sezioni scrutinate su 48), risultato che li porterà al ballottaggio del 21 giugno. Quello che sorprende è il 18% maturato dalla Francese, capace di concretizzare un rilevante risultato personale non essendo spinta da nessun partito.

Così come nelle precedenti elezioni, giusto per dimostrare che la storia a Battipaglia non insegna nulla, anche le amministrative 2009 sono state "viziate" dal voto disgiunto per cui il candidato Motta ha ricevuto meno voti rispetto all'insieme delle sue liste, preferenze che invece sono andate alla terza candidata. Stesso discorso, anche se di entità inferiore, per Santomauro che ha goduto maggiormente della stima dei suoi sostenitori. Tutto rimandato quindi alla seconda metà di giugno quando si fronteggeranno i due esponenti dei maggiori partiti cittadini e nazionali. Nel frattempo si spenderanno parole su parole sugli accordi elettorali o sulle indicazioni della Francese che, come già si vocifera da tempo, darà libera facoltà di scelta ai suoi elettori.

Gli scenari possibili sono due: l'elezione di Motta porterebbe al comune un imprenditore con forti interessi sul territorio, un candidato sostenuto dai partiti maggiormente votati ma che ha ricevuto un vistoso attestato di disistima con il voto disgiunto, vedendosi spesso preferire la candidata della lista civica. L'elezione di Santomauro, d'altro canto, sebbene dovesse portare un uomo dalla lunga esperienza tecnica in campo amministrativo, vedrebbe per l'ennesima volta un primo cittadino alla testa di una maggioranza opposta con le conseguenti difficoltà di governo. Nell'uno e nell'altro caso, insomma, le prospettive non sono rosee soprattutto se viste alla luce delle impegnative sfide che si trova ad affrontare il comune della piana del Sele: risanare i conti pubblici della città, da anni in un dissesto imbarazzante, ridare una forma e pianificare lo sviluppo dell'assetto urbano, far ripartire l'economia avendo fra le priorità la questione Alcatel-Lucent, affiancare l'Anas nella gestione dei lavori allo svincolo autostradale e, cosa non da poco, riacquistare la fiducia della cittadinanza come classe dirigenziale.

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categorie: politica, editoriale, salerno
lunedì, 08 giugno 2009

L'ANALISI DEL VOTO (pt1)
Confermata in Italia l'avanzamento europeo delle destre

Come volevasi dimostrare, anche dopo questa elezione al cospetto della innegabile evidenza numerica "non ci sono sconfitti". Almeno secondo gli sconfitti. Partiamo subito col dire che il 35% attribuito al pdl pone il partito del puttaniere di villa certosa al primo posto delle preferenze degli italiani, seguito dal pd pettegolajo attestatosi al 26%. Seguono la lega xenofoba ed antieuropeista con il 10%, IDV con le vane speranze di giustizia alll'8% ed il 6% incensato dell'udc. Fuori i comunisti italiani rifondati al 3,3% ed i sinistri liberati al 3,1%. C'è chi dice che insieme avrebbero raccolto il 6,4%, ma il pensiero di chi scrive é che semplicemente avrebbero continuato a prendersi per i capelli, rendendo ancora più patetico il rigirarsi nel letto dell'agonia della sinistra italiana, quella che Vendola ha cercato di lenire non senza coraggio.

La "politica che conta", pd e pdl, oggi ha ancora più chiaramente delineato il vero nemico: lega, idv e udc, i partiti necessari a rinsaldare il successo elettorale in un eventuale nuovo governo. Ed ora entra quindi in gioco il referendum sulla legge elettorale con il quale, se passasse il SI', si vedrebbe attribuire il premio di maggioranza al PARTITO (non più alla lista) più votato. Questo significherebbe imprimere un'accelerazione al bipartitismo e depauperare queste formazioni attualmente premiate dagli elettori. Nella scelta dei rappresentati al parlamento di Strarburgo, l'Italia si è confermata non ancora incline ad un modello a due formazioni e, soprattutto, non ha bene digerito il pastone centrista offerto dal centro-destra e dal centro-sinistra. Troppo simili, troppo biscionista uno, troppo anti-biscionista l'altro, entrambi concentrati sull'autoreferenzialità e sull'altrui discredito, lontani nelle parole e nei fatti dai problemi della gente.

La lega, carezzando il basso ventre della popolazione, pur se con toni e soluzioni deprecabili, dice alla gente che vuole soluzioni sbrigative e sommarie quello che vorrebbe sentire: crea un nemico, l'immigrato, e gli attribuisce i principali problemi italiani come disoccupazione, insicurezza sociale, perdita dell'identità nazionale. Per gli elettori più esigenti, ogni tanto ci si scaglia contro la globalizzazione, avanzando le antiche tesi protezioniste, soddisfacendo così gli imprenditori cresciuti all'ombra dei piccoli monopoli locali e delle sovvenzioni pubbliche, gli stessi che quando parlano di competitività lo fanno in termini di riduzione del costo del lavoro (ecco il perché di tutti gli extracomunitari nelle fabbriche del nordest), non di qualità o innovazione del prodotto.
Altrettanto fa il partito di Di Pietro anche se più realisticamente, scrutando nella pozza fangosa della società italiana, vede nell'attacco ai diritti civili e nella debolezza della giustizia contro i poteri forti le ragioni della decadenza del nostro paese, sia economica che etica.
I maggiori commentatori attribuiscono la vittoria morale proprio a queste "frange radicali" dei due poli, vedendo il loro avanzamento (un balzo in avanti se si guarda al raddoppio idivista) come il principale responsabile dell'arretramento di pd e della lieve decrescita del pdl.

C'è forse da pensare che diversi voti siano stati sottratti al PD dalla sinistra a sinistra, cioè da comunisti italiani rifondati e Sinistra e Libertà, riscattati dalla bufala elettorale del "voto utile" che li ha cancellati dal parlamento nelle politiche 2008. Numerosi cittadini (compreso il sottoscritto) hanno probabilmente compreso il carattere di non alternatività del PD rispetto al partito di governo soprattutto sui temi più cari alla sinistra e cioé quello dei diritti dei lavoratori, attualmente sempre più assottigliati e precarizzati. Ma questa non può essere una consolazione per la Sinistra perchè non superando il 4% resta fuori anche dall'Europa, così come sperato dai partiti maggiori che hanno imposto per legge lo sbarramento per le europee. Piccolo motivo di sorriso per Vendola (oltre la stima personale) è l'aver ottenuto un risultato pari a quello dei falcemartellati, riuscendo a guadagnare lo stesso numero di consensi in pochi mesi dalla fondazione della lista, lì dove i comunisti hanno fatto leva sull'identità, sulla storia e ricacciando dal polveroso armadio dei ricordi il concetto di anticapitalismo. Può consolare? Alcuni si accontentano, io no.

Il risultato è un'Italia in cui i rapporti di forza fra i governativi vede cedere sensibilmente la corda a favore della lega xenofoba e nordista, resa ancor più pesante dalla quota degli astensionisti di destra nel meridione. Da oggi la voce della lega è sicuramente più "autorevole" e questo avrà le sue ripercussioni sulla direzione delle politiche di governo. Il PD va ancora di più allo sbando, sentendosi ora costretto a puntare su referendum ed elezione del nuovo segretario per riacquisire punti e porre le premesse per eliminare concorrenti adiacenti e più piccoli, sebbene fin quando l'opposizione sarà basata sul malcostume e le pernacchie della destra, il futuro è tutt'altro che roseo. Come si è visto, alla popolazione non interessa l'età delle indossatrici di mutandine in cui il premier si infila o le sue vicende giudiziarie, quanto la "sensazione" di muoversi per porre rimedio ai problemi di ogni giorno. Questo a prescindere dalla reale efficacia dell'azione di governo. La popolazione è stata abituata all'ammuina, quella pratica in uso nella marineria borbonica per cui gli equipaggi si mostravano affaccendati salendo e scendendo, andando avanti e indietro per la nave senza alcuna utilità reale se non quella di mostrarsi attivi al re.

E mentre la crisi avanza, gli italiani vengono distratti dalle zuffe sulla odalisca del sultano che va a votare, dalle denunce per la riservatezza violata nella roccaforte di villa certosa, dal complotto murdokiano internazionale ai danni del "povero" presidente ultrasettantenne piduista. Poco importa all'opinione pubblica il vero complotto ai danni dalla libertà di informazione che pian pian stringe giornali, magistratura e internet, ai quali vertici viene posto il gran marionettista di arcore, quello che in primo grado è stato considerato definito corruttore dell'awocato Mills, lo stesso che prima parla a favore della famiglia e poi si dimostra un vecchio puttaniere milanese che non muove un euro per il sostegno dei nuclei familiari... Ma queste incongruenze, probabilmente, sono solo fandonie dei rossi.

vai all'Analisi del voto pt2
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categorie: politica, editoriale
sabato, 06 giugno 2009

LO SBARCO IN EUROPA

Oggi ricorrono i 65 anni da quella fatale giornata del 6 giugno 1944, l'alba dell'attacco decisivo degli alleati contro i nazisti. Sulla costa nord della Francia si riversarono migliaja di soldati, crivellati da milioni di pallottole ed il prezzo in vite umane fu enorme da un lato e dall'altro. Si combatté in maniera disumana contro la barbarie della croce uncinata che, insieme agli alleati italiani e nipponici, teorizzava la supremazia del più forte, la superiorità della razza, il destino di gloria per la dittatura nazionalsocialista.
Molti ragazzi morirono su quella spiaggia senza sapere bene contro chi si stessero scontrando, alcuni dalla loro avevano solo la carica emotiva data dalla paura e dalla voglia di ritornare a casa.
Dopo lo sbarco l'impero di hitler, velocemente edificato con il terrore e la preparazione dell'esercito tedesco, si sgretolò vedendo rinvigorisi i movimenti di resistenza che logoravano dall'interno le zone ancora conquistate dai nazisti.

Quelle azioni, volenti o no, hanno contribuito alla nostra libertà, quella stessa che oggi tante persone svendono dando al proprio voto il prezzo di un cellulare con la fotocamera, quella libertà vilipesa dalle parole e dai simboli della destra italiana che la usa come suggestivo espediente di marketing. La libertà è di tutti, non solo di chi è al potere e questo sembra che i nostri politici vogliano farcelo dimenticare.
Oggi con il nostro voto possiamo esercitare quel po' di libertà che ancora ci è concessa, contro chi pensa che il profitto personale sia più importante della vita dei cittadini, dei lavoratori, dei giovani.

OGGI SI VOTA E DALL'EUROPA SI PUO' INIZIARE A FAR CAMBIARE IL VENTO. OGGI IO VOTO SINISTRA E LIBERTA' PERCHE' LORO NON RUBANO LE PAROLE MA SI BATTONO PER DAR LORO UN SENSO, QUELLO GIUSTO.
OGGI VOTO SINISTRA E LIBERTA' NON SOLO PER DARE UN SENSO A CHI HA DATO LA VITA PER FARCI VIVERE AL RIPARO DALLA DITTATURA, MA SOPRATTUTTO PERCHE' NESSUNO DEBBA SACRIFICARSI ANCORA UNA VOLTA.




IO NON DIMENTICO L'ABRUZZO
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categorie: politica, editoriale
venerdì, 29 maggio 2009

CANDLEMASS "DEATH MAGIC DOOM"

(pubblicato su Disintegration.it)

Quando si ascoltano i “maestri” di un genere il fan si aspetta sempre che ogni album trasudi perfezione, insegnamenti, stimoli, capolavori… Il fan. Ma chi scrive di musica deve mettere da parte il cuore e sezionare l’ascolto con orecchie ben tese, mente e memoria. Già, la memoria… Lo stile compositivo della band di Edling e soci resta quasi immutato nel tempo, sempre fedeli a quelle linee melodiche minori, tempi galoppanti e lente cantilene sospese sull’eterno dolore dell’anima, tutto con una memoria, appunto, a quanto scritto agli esordi del doom da Black Sabbath, Pentagram ed epigoni vari.

prosegue su Disintegration.it
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categorie: musica, rock, informazione
sabato, 23 maggio 2009

ZAPPAMINKIA!

Dopo tanto peregrinare e tante tribolazione, ecco il video estravaganza realizzato per il brano  Tengo una minchia tanta di Frank Zappa. Un ringraziamento speciale va a Gustaf e a Pedro per essersi prestati amichevolmente a questo progetto. Ringrazio anche il simpatico alieno lunare che però non ha voluto o saputo dirmi come volesse farsi chiamare.
Senza troppe pretese, senza attrezzatura, senza un'adeguata videocamera, il video è stato girato in un pajo di ore con una macchina fotografica canon ixus e la storia si è scritta pian piano da sé. Mentre il protagonista guarda perplesso delle foto di Frank Zappa (invidia, ispirazione?), si tramuta in uno gnomo. Qualcosa non va, è irrequieto e si guarda intorno... Quand'ecco che arriva un pollo alle sue spalle...

Me, the gnome and a chicken... from el Bove on Vimeo.

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categorie: musica, cinema, rock, penzzzzieri ozzzziosi
venerdì, 15 maggio 2009

Italia razzista? No, frustrata.
E' semplice bollare questo paese come razzista e forcajolo. Il razzismo è un effetto di un sentimento che negli anni è maturato, si è rinsaldato e si è nutrito di mal politica. L'accanimento contro gli immigrati  può avere origine della profonda frustrazione sofferta dal cittadino a medio/basso reddito che non può rivalersi sui poteri che lo sovrastano. Ci si sfoga (e il governo incanala questa tensione) contro chi è indifeso e non ha (ancora) i mezzi per difendersi ossia le minoranze etnike e gli immigrati. Chi governa questo paese, già dalla campagna elettorale, li ha identificati come gli unici imputabili di fronte alla legge ed ha reso la discriminazione l'unico atto possibile per soddisfare la sete di giustizialismo della maggioranza di questo paese.

Qui non pagano i grandi truffatori, i politici tangentisti, i costruttori dal cemento molle, gli speculatori, i banchieri fraudolenti, i manager arraffa buonuscita, gli assassini che folleggiano in tv, non vengono puniti quelli che inebetiscono il popolo, gli scippano il voto, zittiscono il dissenso e manipolano l'opinione pubblica... Qui vengono puniti solo i ladruncoli di polli, meglio se neri perchè così la diversità li allontana dalla condizione di cittadino medio. Il sig. Rossi non può nemmeno sognare di vedere il signorotto politico scalzato dal suo feudo elettorale? Il sig. Bianchi è costretto a chiedere la raccomandazione al padrone della zona? Il sig. Verdoni deve subire l'ennesima elezione dove deve scegliere il male che fa meno danno, avendo la certezza che nulla potrà cambiare?

Tutti vediamo che i potenti se la passano liscia, sia il caso di un grande processo, sia il periodo di crisi durante la quale rafforzano le loro posizioni sul mercato a scapito dei cassintegrati. Ed allora con chi prendersela? Con l'inafferrabile "alfanamente lodato" biscione pidduista? Con i suoi sgherri? Impossibile. Ed allora c'è bisogno di qualcuno da bastonare, bruciare vivo o sparare in mancanza di un vero colpevole. Ed ecco entrare in gioco chi è più debole sul piano della difesa dei diritti: gli immigrati sono gli unici contro cui si può abbattere la giustizia con tutta l'inclemenza che può avere il nostro pachidermico sistema giuridico. Ed allora gli extracomunitari (compresi quelli dell'est) sono quelli a cui far pagare anche le colpe dei potenti: si respingono i barconi perchè lì ci sono dei pericolosi squali della finanza mondiale, dei trafficanti di armi, dei sobillatori di popoli, dei bricconi del muricciuòlo, quelli che quando lavorano nei cantieri non mettono l'elmetto o le cinte di sicurezza e si scagliano al suolo per mettere nei guai il capocantiere...

Per risolvere la tensione alla distruzione derivante dalla maniacale cultura dell'ordine e della ritualità derivante dalla filosofia zen, i giapponesi hanno approntato dei locali dove possono recarsi e distrugere le suppellettili ad una modica cifra. Noi, che siamo notoriamente un popolo superiore di "sozzi peccatori, ignoranti e bucanieri", ce la prendiamo direttamente con altri esseri umani.
Purchè giustizia sia fatta.

IO NON DIMENTICO L'ABRUZZO
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categorie: politica, editoriale
giovedì, 14 maggio 2009

GIUDIZIO UNIVERSALE di Zavattini e De Sica

19 maggio 2009 ore 16.00 – ingresso libero Teatro dell’Università di Salerno, Fisciano (SA)


Info: compagnia.ateneo@hotmail.it

 

Il teatro dell’Università di Salerno ospiterà a breve il secondo spettacolo prodotto dal Centro Universitario Teatrale diretto dal m° Renato Carpentieri. Giudizio Universale, in scena il 19 maggio alle ore 16.00, riporterà gli spettatori fra i vicoli di Napoli,  nelle case umili dove abitano sospiri ed amarezze, o nelle ville lussuose perennemente animate da feste e risate. Gi interpreti sono i 22 allievi del Corso Base 08/09 che da ottobre hanno seguito le lezioni di dizione e recitazione curate da Valeria Luchetti, Stefano Jotti e Antonello Cossia, per poi cominciare a lavorare sul testo ad aprile. Giudizio Universale è per la maggioranza di loro la prima esperienza teatrale da affrontare.

Lo spettacolo è riadattato direttamente dalla sceneggiatura firmata da Zavattini per il celebre film di De Sica, una piccola gemma della commedia all’italiana che ha portato sullo schermo contemporaneamente Gassman, Sordi, Stoppa, Rascel, Manfredi e tanti altri.

Il prossimo impegno per gli allievi della Compagnia d’Ateneo del CUT (il corso avanzato) è la preparazione di letture tratte dai racconti di Cechov che verranno interpretati per la web radio d’ateneo Unis@und. Il fine pensato da Carpentieri è quello di dar vita ad una piccola collezione di classici in formato audio digitale, disponibili per gli internauti sul sito dell’Università di Salerno.

 

Trama

Tratto dall'omonimo film diretto da Vittorio De Sica nel 1961, Giudizio universale è un surreale affresco dei vizi piccolo borghesi dell'Italia alle soglie del boom economico, dalle classi più ricche a quelle meno abbienti.

Durante una giornata qualunque di affari, affanni e intrallazzi a Napoli, mentre tante storie si svolgono all'ombra delle vie del centro storico, dall'alto irrompe una voce stentorea che preannuncia “Alle 18.00 il Giudizio Universale”. In un primo momento quasi nessuno ci fa caso e si pensa ad uno scherzo. Ma a ridosso della scadenza tutti iniziano a frugare ansiosamente nella coscienza, mettendo a nudo le proprie debolezze, i propri difetti, i peccati inconfessati nella vita pubblica. Il senso di colpa vince allora l’avarizia di una ricca donna, moglie di un marito imbroglione, un uomo chiede ammenda  per l’invidia verso il suo amico dall’incedere tronfio, un politico fanfarone e superbo ritrova il senso di umiltà nella paura insieme alla sua schiera di seguaci. A completare il quadro, la piccola storia di una coppia di innamorati che, al riparo da ogni vizio, non capiscono perché tale sciagura si stia per abbattere anche sul loro sentimento così innocente.

 

Commento

 La Napoli del Giudizio Universale è il simbolo dell’Italia che si tuffa nel boom economico, la stagione storica che agli inizi degli anni ’60 traghettò l’Italia da un’epoca essenzialmente rurale verso un modello di sviluppo industriale e consumistico. Il passaggio non avvenne senza traumi poiché le ansie di consumo e di accedere a status di livelli superiori fu la ragione di tanti notti insonni degli italiani di allora. Zavattini e De Sica si preoccuparono di gettare una luce, spesso in maniera surreale, su questo momento della storia italiana, non promuovendo mai pienamente questa vacua tensione verso il “nuovo a tutti i costi” che nascondeva dietro di sé la triste liturgia delle cambiali, la speculazione edilizia, la morte della campagna come duale dell’inurbamento crescente. In particolare, il Giudizio Universale pone l’accento, seppur con toni leggeri, sul decadimento morale che i nuovi stili di vita comportavano: più indifferenza, più cinismo, una piccola e continua competizione fra uomo e uomo che, agli occhi di molti, faceva sfumare definitivamente quel senso di intima solidarietà nato all’indomani della tragedia bellica.

 

Interpreti

Andrea Avagliano, Giusy D’Auria, Vincenzo De Matteo, Marco Di Gregorio, Simona Forte, Stefania Galizia, Loredana Giordano, Giovanni Luce, Renato Maffei, Nicola Mariconda, Alessandro Marmo, Antonella Masi, Andrea Minutolo, Valerio Monda, Sara Pastore, Giuseppe Salvatore, Maria Scognamiglio, Davide Serchio, Antonella Stompanato, Roberto Cassieri, Emanuela Tondini, Vincenzo Triggiano.

 

A cura di

Renato Carpentieri, Amedeo Carpentieri, Antonello Cossia, Stefano Jotti, Valeria Luchetti, Claudia Riccardo

 

Renato Carpentieri (fonte Wikipedia)

Direttore artistico del Centro Universitario Teatrale dalla sua fondazione nel 2007, Carpentieri è uno degli attori campani di maggior rilievo. Formatosi artisticamente a Napoli, dove si trasferisce dalla natia provincia di Avellino per studiare architettura, inizia negli anni '70 un'attività teatrale che lo porta ad esibirsi sul palcoscenico in veste di attore prima e, quasi immediatamente, a cimentarsi nella regia, affrontando testi di Karl Valentin, Elio Vittorini, Bertolt Brecht ed altri. Nel 1995 diviene direttore artistico del Libera Scena Ensemble, compagnia con la quale offre i testi della drammaturgia "alta" in una versione fruibile alla maggior parte del pubblico, nei quali la trasposizione in dialetto napoletano diviene la lingua di comunicazione principale. Carpentieri si è prodotto anche come attore in serie tv e al cinema: interprete di numerose pellicole ha vinto nel 1990 un Premio Sacher per Porte aperte di Gianni Amelio e un Nastro d'Argento al migliore attore non protagonista nel 1993 per la partecipazione a Puerto Escondido di Gabriele Salvatores.

Per quanto riguarda le fiction televisive, Renato Carpentieri ha recitato ne La Squadra e in Don Matteo 3. In Don Matteo ha interpretato il Vescovo nella terza stagione, mentre per quanto riguarda La squadra, Carpentieri è tra i veterani di questo telefilm, poiché ha interpretato il vicequestore Valerio Cafasso in tutte le otto stagioni della fiction. In più ha interpretato il Marchese Monaldo Granieri Solaro nella fiction La figlia di Elisa - Ritorno a Rivombrosa.

 

Centro Universitario Teatrale

E’ la struttura che gestisce le attività teatrali nell’Università di Salerno. La sua presidentessa è la prof.ssa Isabella Innamorati, delegata dal Rettore per il Teatro, mentre la direzione artistica è affidata al M° Carpentieri. Fondato nel 2007, il CUT si occupa principalmente di risvegliare l’interesse per il teatro nell’ateneo salernitano, di svolgere le attività di formazione e di messa in scena di opere edite ed inedite, oltre che ospitare una rassegna di compagnie nazionali presso il teatro dell’università. Il Cut rivolge i suoi percorsi principalmente agli studenti, ai docenti ed al personale tecnico amministrativo dell’ateneo salernitano.

Attualmente sono attivi due gruppi “La compagnia dell’Ateneo”, con gli allievi già formati negli scorsi anni, ed il Corso Base, che offre gratuitamente una preparazione su dizione, recitazione e movimento in scena ad una selezione di candidati. Nell’insieme, il CUT vanta un gruppo di 50 attori, 6 collaboratori e 4 docenti di primo piano.

Promozione CUT

cut.stampa@yahoo.it

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categorie: teatro, informazione, università, salerno
mercoledì, 29 aprile 2009

TURANDOT di Bertolt Brecht

5 maggio 2009 ore 15.00 Teatro dell’Università di Salerno, Fisciano (SA)


Info: compagnia.ateneo@hotmail.it

 

La Compagnia dell’Ateneo di Salerno diretta dal m° Renato Carpentieri porterà in scena martedì 5 maggio l’opera “Turandot” del drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, allestita nel teatro dell’Università di Salerno.  Venti gli attori coinvolti nella piece teatrale, tutti studenti dell’ateneo che seguono le attività del CUT dal 2007. I due atti in cui è suddiviso il racconto verranno proposti in una veste scenografica essenziale che dividerà la scena in diversi ambienti attraverso cui si muoveranno gli interpreti. Lo spettacolo è stato preparato durante l’inverno del 2008 con un lavoro che ha impegnato il cast in quattro mesi di intenso lavoro.

La Turandot è il secondo spettacolo prodotto dal CUT dopo la commedia “Indianapoli”, proposta in terza replica al pubblico salernitano durante il festival di teatro universitario “In mota manens”, lo scorso marzo al Teatro Municipale Verdi.

 

Trama

Siamo in un immaginario impero cinese del  passato, prevalentemente rurale. La società è fortemente divisa fra umili lavoratori nullatenenti e ricchi profittatori politici. Nella corte imperiale si affollano personaggi avidi, alti dignitari incompetenti nel governo ed interessati solo a far soldi a scapito della popolazione come l’Imperatore o fini speculatori economici come il fratello Jao Jel. E’ di quest’ultimo l’idea di basare gli investimenti del reggente sul cotone, il filato più utilizzato dalla popolazione.

Ma le leggi economiche alle quali si appella sempre il viscido Jao Jel si rivoltano contro le casse imperiali: il raccolto, troppo abbondante, fa sì che il prezzo della “lana arboris” crolli facendo esplodere le ire dell’Imperatore. Viene così deciso di far rialzare il prezzo del cotone nascondendo il tessuto nei magazzini imperiali. La speculazione va così a buon fine che la popolazione cinese è costretta a vestirsi di cenci ed il malcontento diviene sempre più palese. A cavalcarlo, il rivoluzionario Kai Ho che espropria terre per donarle ai meno abbienti ed aizza le masse contro il governo di Pechino.

Per sedare gli animi, l’Imperatore indice un “concorso di idee” fra i migliori pensatori del regno, i “TUI”, una vera e propria casta di filosofi prezzolati che fanno del pensiero un basso commercio. L’intellettuale che riuscirà ad imbastire la menzogna più convincente per il popolo, in risposta al quesito “Dove è il cotone?”, riceverà in sposa la lussuriosa Turandot, la capricciosa figlia dell’Imperatore capace di eccitarsi sessualmente ascoltando degli articolati ragionamenti. La pena per i maldestri sofisti sarà la decapitazione! Accanto agli eruditi concorrenti c’è un altro pretendente, il rozzo bandito Gogher Gogh, arricchitosi grazie all’imposizione del pizzo ai negozi, ma da sempre desideroso di riscattarsi socialmente divenendo egli stesso un TUI.

In un crescendo di caos e agitazione popolare, la classe politica viene messa involontariamente alla berlina dal congresso speciale dei TUI che, invece di risolverlo, acuisce il risentimento delle masse spinte dal rivoluzionario Kai Ho. La mano del destino sembra volersi abbattere sulla famiglia reale…

 

Commento

Bertold Brecht scrive la sua Turandot nel 1954 basandola sul libretto della celebre opera pucciniana di Gozzi, ma avendo in mente un’aspra critica verso la classe di intellettuali nella Germania degli anni ’30. A costoro, identificati principalmente nella scuola di Francoforte di Adorno, il drammaturgo tedesco imputa l’incapacità nel comprendere le conseguenze dell’ascesa di Hitler al potere. Con fare satirico, Brecht attacca la miopia, quando non l’aperta collusione, di coloro che non riuscirono o non vollero vedere i pericoli insiti nel dissesto finanziario della Germania nel primo dopoguerra, terreno propizio per il populismo e per l’instaurazione della dittatura nazional-socialista. Nell’opera, i TUI (acronimo di Tellet Ual In) sono gli intellettuali che hanno il compito di mascherare le malefatte del potere, inculcando pensieri distorti e diversivi nelle menti del popolo.

Ancora attuale nel suo significato simbolico, la Turandot di Brecht diviene una cronaca a posteriori della caduta verso il baratro di una nazione laboriosa repressa al rango di “oggetto” personale di una ristretta cerchia di potenti.

 

Interpreti

Vincenzo Albano, Francesco Casaburi, Rosaria Cuomo, Giuseppe delle Donne, Sonia Di Domenico, Marco Di Gregorio, Maria Grazia Di Palo, Sara Fiorino, Anna Guastafierro, Paolo Greco, Carmine Iannone, Giusy Emanuela Iannone, Maria Filomena Martinetti, Fabrizio Mondo, Andrea Palladino, Simona Calmieri, Enrico Santoro, Sara Savino, Antonio Spagnuolo, Nadia Malarico

 

A cura di

Renato Carpentieri, Amedeo Carpentieri, Antonello Cossia, Stefano Jotti, Valeria Luchetti, Claudia Riccardo

 

Renato Carpentieri (fonte Wikipedia)

Direttore artistico del Centro Universitario Teatrale dalla sua fondazione nel 2007, Carpentieri è uno degli attori campani di maggior rilievo. Formatosi artisticamente a Napoli, dove si trasferisce dalla natia provincia di Avellino per studiare architettura, inizia negli anni '70 un'attività teatrale che lo porta ad esibirsi sul palcoscenico in veste di attore prima e, quasi immediatamente, a cimentarsi nella regia, affrontando testi di Karl Valentin, Elio Vittorini, Bertolt Brecht ed altri. Nel 1995 diviene direttore artistico del Libera Scena Ensemble, compagnia con la quale offre i testi della drammaturgia "alta" in una versione fruibile alla maggior parte del pubblico, nei quali la trasposizione in dialetto napoletano diviene la lingua di comunicazione principale. Carpentieri si è prodotto anche come attore in serie tv e al cinema: interprete di numerose pellicole ha vinto nel 1990 un Premio Sacher per Porte aperte di Gianni Amelio e un Nastro d'Argento al migliore attore non protagonista nel 1993 per la partecipazione a Puerto Escondido di Gabriele Salvatores.

Per quanto riguarda le fiction televisive, Renato Carpentieri ha recitato ne La Squadra e in Don Matteo 3. In Don Matteo ha interpretato il Vescovo nella terza stagione, mentre per quanto riguarda La squadra, Carpentieri è tra i veterani di questo telefilm, poiché ha interpretato il vicequestore Valerio Cafasso in tutte le otto stagioni della fiction. In più ha interpretato il Marchese Monaldo Granieri Solaro nella fiction La figlia di Elisa - Ritorno a Rivombrosa.

 

Centro Universitario Teatrale

E’ la struttura che gestisce le attività teatrali nell’Università di Salerno. La sua presidentessa è la prof.ssa Isabella Innamorati, delegata dal Rettore per il Teatro, mentre la direzione artistica è affidata al M° Carpentieri. Fondato nel 2007, il CUT si occupa principalmente di risvegliare l’interesse per il teatro nell’ateneo salernitano, di svolgere le attività di formazioni e di messa in scena di opere edite ed inedite, oltre che ospitare una rassegna di compagnie nazionali presso il teatro dell’università. Il Cut rivolge i suoi percorsi principalmente agli studenti, ai docenti ed al personale tecnico amministrativo dell’ateneo salernitano.

Attualmente sono attivi due gruppi “La compagnia dell’Ateneo”, con gli allievi già formati negli scorsi anni, ed il Corso Base, che offre gratuitamente una preparazione su dizione, recitazione e movimento in scena ad una selezione di candidati. In collaborazione con Unis@und, la web radio dell’università, è in via di preparazione un archivio di letture tratte dai racconti di Anton Cechov che verrà presto messa a disposizione sul sito della radio.

 

Promozione CUT

cut.stampa@yahoo.it

 

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categorie: teatro, informazione, università, salerno
venerdì, 24 aprile 2009

Terremoto: G8 a L'Aquila
Rivoluzione nella macchina dei preparativi per l'incontro dei big 8

Giusto perchè piacciono le sfide, le complicazioni ed i fastidi, il capo del governo si è inventato questo nuovo colpo di scena: dopo quasi due anni di preparativi, il G8 si terrà a luglio ne L'Aquila  sulle cui macerie ancora tremanti il cavaliere della P2 aveva chiesto di non fare passerelle. Questo invito era probabilmente rivolto agli altri attori, le comparse giullaresche della politica italiana, poiché il leader maximo del partito dei liberticidi vuole avere la certezza d'essere l'unico trombone a suonare nell'orchestra parlamentare in scena nel capoluogo abruzzese. Suoi i meriti, sue le idee, suo il territorio italiano di cui sembra poter disporre a suo piacimento.

Lo strappo non è andato giù agli esponenti locali della politica fra cui ovviamente il sindaco dell'isola della Maddalena Angelo Comiti, mentre gli adepti del partito del biscione, in testa il governatore sardo Ugo Cappellacci, han come di consueto chinato il capo di fronte al sommo fattore. Uno dei punti forti della protesta è la considerazione di aver vanificato un lavoro lungamente pianificato al quale si assommerà il mancato afflusso turistico previsto per luglio. A causa del G8, infatti, numerosi posti letto erano già stati prenotati dai vari staff politici ed ora verranno disdetti, causando difficoltà nel rimpiazzarli. Vi è poi la questione degli appalti per strutture che ora non si sa bene se verranno risolti oppure no, così come le cifre investite per approntare i servizi, le forniture e la logistica. Insomma "un terremoto che si aggiunge ad un altro terremoto" come ha commentato lo stesso Comiti.
La pletora degli esponenti politici e dei sindacati ha quasi unanimamente appoggiato la scelta, edotti nella pratica pretesa da chi governa di far tacere le critiche "in un momento di emergenza così drammatico". E così da Epifani a Franceschini, insieme al resto dell'opposizione, timidamente si accetta il trasferimento, con tutti i "purché" ed i distinguo del caso.

Le ragioni di tale esercizio di potere vengono attribuite ad un risparmio di soldi pubblici, una cifra stimata attorno ai 220mln di euro. Sicuramente l'obolo politico tributato alla Lega per il boicotaggio del referendum (ci) é costato parecchio di più (300mln ca, scegliendo la data del 21 giugno 2009), salvo che al premier di arcore. Ora si dimostra la  scellerata oculatezza nel voler risparmiare riportando nel continente l'incontro politico pianificato nell'isola ad occidente, giudicata una sede troppo sfarzosa che si potrebbe dimostrare non adeguata al momento di crisi economica in corso. Inoltre, come argomento da piazzista esposto per convincere gli ospiti, è stato affermato che recandosi a L'Aquila i rappresentanti degli stati che hanno "adottato" i momunenti della città abruzzese da ricostruire o restaurare potranno vedere con i loro occhi le bellezze distrutte.
Per di più, fra le solite battute fuori luogo, il biscione ha ironizzato sul fatto che "i contestatori avranno il buon cuore di non protestare a L'Aquila", città già duramente provata dal sisma. I più cinici hanno previsto che il paradigma distruttivo dei black block non potrà scatenarsi contro vetrine già infrante e che quindi la loro sete di giustizia globalista sarà meno passibile di soddisfazione in una sede terremotata.

Gli altri paesi coinvolti, Stati Uniti in testa, devono dare il loro assenso definitivo su parametri quali la sicurezza e la fattibilità territoriale, per cui c'è ancora un minimo margine per sperare che questo teatrino  non vada in scena, anche se tutto fa pensare che, anche questa volta, la sbruffoneria politica della destra al governo non venga sanzionata dal resto del mondo.

"No alle passerelle mediatiche", gridavano gli esponenti politici con i loro ampi sorrisi dramamtici durante la liturgia degli abbracci di solidarietà elettorale. Poi c'é chi, per chissà quale utilità, decide di tenere il CdM a L'Aquila, fare sfoggio della proprio impegno o sparare le promesse come salve di cannonate a capodanno. D'altronde quando si è in cima si è sempre soli e, se non si fosse realmente  sulla vetta, si potrebbe sempre ricreare ad arte la solitudine per distorcere la percezione del luogo, cinematograficamente parlando...
Eppure viene da pensare che sia inopportuno trasferire in una zona a rischio un evento di tale portata, inopportuno per le difficoltà che si creeranno per la logistica (messa in sicurezza, di edifici, strade e infrastrutture di trasporto) e inopportuno perchè, durante i festeggiamenti a margine degli incontri, tanti aquilani saranno ancora nelle tende chiedendosi quando potranno mangiare un pasto preparato nelle loro case.

Fabrizio De André "Avventura a Durango" (originalmente di Bob Dylan)


IO NON DIMENTICO L'ABRUZZO
postato da: RedWizard alle ore 20:05 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: politica, satira, editoriale

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Non basta quante volte me lo chieda... All'inizio di ogni giornata tento di darmi una risposta che cerco di contraddire al calar del sole. Ci riesco molto bene, anche se di solito non so come vestirmi...

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